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Il calzolaio ha le scarpe rotte…E chi fa comunicazione?

Chi fa comunicazione molto spesso trascura la propria, esattamente come il calzolaio va in giro con le scarpe rotte.


Perché fare comunicazione non significa solo pubblicare qualche post ogni tanto. Significa pensare strategie, costruire piani editoriali, scrivere, correggere, creare contenuti, girare video, editarli, fare grafiche, analizzare dati… e poi ricominciare da capo. E farlo per più clienti contemporaneamente!


È un lavoro continuo, completamente immerso negli schermi e sempre con dispositivi elettronici tra le mani. E quando si arriva a fine giornata, dopo ore passate davanti a un computer, a un telefono o a un iPad, l’ultima cosa che si ha voglia di fare è mettersi a comunicare sé stessi.


E questa è una realtà che conosco molto bene.


A un certo punto mi sono resa conto di non aggiornare il mio sito, i miei social e la mia strategia di comunicazione dal 2022.


In questi anni ho lavorato con tantissimi clienti, contribuendo alla loro crescita, alla loro visibilità, al loro posizionamento e al rafforzamento della loro identità. Ho costruito strategie, dato direzione, lavorato su brand che oggi sono più chiari, più riconoscibili, più solidi e hanno raggiunto risultati concreti.


Recentemente, però, in seguito ad eventi importanti creati per loro, tra tag, collaborazioni e contenuti condivisi, questo squilibrio è diventato evidente: da anni stavo seguendo la comunicazione degli altri, ma avevo completamente lasciato indietro la mia!


Ovviamente questo non vale per tutti, soprattutto quando si tratta di strutture più grandi, con team organizzati. Però lì entra in gioco un altro tema, perché nelle grandi agenzie spesso si perde quel livello di personalizzazione che invece è fondamentale per le realtà più piccole o medie, quelle che hanno bisogno di essere seguite da vicino, da una persona che entra davvero dentro al progetto e lo sviluppa in modo completo: dal brand positioning alla visibilità sui social, dal tipo di contenuti pubblicati alle performance del sito web, fino alla presenza sui media, costruendo una comunicazione coerente a 360 gradi.


E chi lavora così, con tanti clienti, un team ristretto o da solo, sa quanto sia difficile tenere lo stesso ritmo anche per sé. Come succede a me.


Se per il calzolaio il valore del suo lavoro si misura dalla qualità delle scarpe che indossano i suoi clienti, per chi si occupa di comunicazione si misura dalla qualità di ciò che è riuscito a costruire per i brand che segue: posizionamento, visibilità, presenza, crescita, reputazione solida e riconoscibile.


Per sé stessi, invece, il discorso cambia. Non è più una questione di esserci sempre, ma di riuscire a esserci in modo sostenibile, trovando un equilibrio tra il lavoro per gli altri e quello su di sé. Magari con meno contenuti, meno frequenza, ma con più intenzione e con qualche spunto creativo in più.


Alla fine, il calzolaio ha le scarpe rotte… e chi fa comunicazione non sempre ha social e sito perfettamente aggiornati, ma forse va bene così ;)

 
 
 

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